C'è stato un tempo in cui i politici italiani - tutti, indistintamente, anche i più potenti e temuti - trascorrevano le proprie vacanze in luoghi sobri.Lo scrive oggi Fabrizio Roncone sul Corriere dell'Estate, con un racconto bellissimo che dovrebbe essere lettura obbligatoria per chiunque faccia politica oggi.Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio, non saliva a Cortina per farsi vedere in piazzetta. Saliva al Faloria, ospite di un istituto delle Suore Orsoline della Missione del Sacro Cuore. Appartamenti piccoli, arredamento essenziale, la vista sul bosco fitto del Faloria. L'istituto durante l'anno è collegio femminile e liceo linguistico, d'estate apriva le porte a poche famiglie selezionate.Lui arrivava con i faldoni di lavoro, le leggendarie agende dove annotava tutto, i giornali - compresi quelli ippici, di cui era cultore. Poi la routine: colazione, messa, lettura, un salto alla pasticceria Alverà a comprare qualche dolce con un maglione addosso, qualche caffè rapido concesso a cardinali e politici che fingevano di passare sulle Dolomiti per caso, pranzi ogni tanto con Indro Montanelli ed Enzo Biagi.E poi, ore di partite a carte.Lo ricorda il figlio Stefano, classe 1952, intervistato da Roncone: «Ricordava le carte che aveva in mano tutti. Non ho dubbi. Alla fine era diventato un ottimo giocatore di burraco, ma non disdegnava nemmeno briscola o scopa».Ecco la foto che il Corriere pubblica: Andreotti in terrazza, occhiali scuri, in maglione, davanti alle montagne. Nessun yacht. Nessun resort da mille euro a notte con lo sconto, nessuna cubista e mojito a palla come oggi.La lezione per chi fa politica oggi è tutta qui. In tre punti.1. La sobrietà non è povertà, è potere.Roncone fa il paragone impietoso ed è giusto farlo. Oggi la vacanza del potente deve essere esibita. Deve dire "ce l'ho fatta". Allora la vacanza era il nascondersi. Detestava il mare, Andreotti. Gli chiedevano: Presidente, una passeggiata? E lui: "Oggi c'è foschia, sarei anche tentato. Il fatto è che tutti i miei amici che praticavano sport, poi, sono morti".Ironia, understatement, distanza. L'Uomo Politico non ha bisogno di ostentare il benessere, perché il suo potere non è materiale. È morale.2. Il tempo lento è decisione politica.Nell'articolo c'è un aneddoto del 1987 che vale un trattato. Cossiga, Presidente della Repubblica, arriva in elicottero sul pianoro del Faloria in jeans e camicia a quadri per parlare con Andreotti, Presidente del Consiglio, di un possibile atto di grazia per Renato Curcio, fondatore delle BR. I bambini vengono mandati a giocare con le figurine Panini, le suore portano vassoi di dolci. All'improvviso un botto tremendo: le scorte si precipitano, panico. Era solo un vaso di gerani caduto dalla moglie di un amico. E Andreotti, gelido: "Tranquillo, France', dev'essere qualche cattore imbattibile".E poi tutti di nuovo a giocare a carte. In quell'istituto si decideva il destino dello Stato, ma senza streaming, senza veline, senza staff di comunicazione.Come De Mita a Nusco, tra i monti dell'Avellinese. Roncone lo racconta: ti addentri nella boscaglia scura dei monti Irpini, attraversi un parco curato, un corridoio, uno studio, e ti ritrovi in terrazza Ciriaco De Mita con la camicia sbottonata che gioca a carte. Agnelli lo chiamava "l'intellettuale della Magna Grecia".Anche un pomeriggio suor Clementina si porta la mano alla bocca: sulla porta dell'istituto c'è Gianni Agnelli. "Salve, madre: cerco il presidente Andreotti".Questo era il potere. Un potere che poteva permettersi di non mostrarsi.3. L'Uomo Politico abita un luogo, non un brand.Andreotti guardava la montagna, più che scalarla. Moro andava al mare in cravatta. Berlinguer in Sardegna, nelle foto del 1977 con la moglie Letizia e la figlia Laura che il Corriere ripubblica, è con la camicia aperta ma composto, con quella nostalgia canaglia del potere che sa di essere provvisorio.Erano uomini radicati. Sapevano stare in un posto umile - un istituto di suore - perché avevano dentro un'idea più grande di loro.Oggi abbiamo politici che sono ovunque e non sono da nessuna parte. Che devono essere "social" anche in vacanza. Che confondono la popolarità con l'autorevolezza.Essere Uomo Politico, invece, significa esattamente questo: saper scegliere le suore al posto del resort. La partita a scopa al posto del privè. La montagna silenziosa al posto del mare urlato.Non è nostalgia per la Prima Repubblica. È nostalgia per una forma. Per un'idea per cui la politica era una vocazione quasi religiosa, con i suoi voti di sobrietà, discrezione e servizio.Ecco perché su Palazzo & Piazza continuiamo a raccontare queste storie. Perché se dimentichiamo che la politica può essere anche una partita a carte in terrazza con le suore che portano i dolci, finiamo per credere che l'unica politica possibile sia quella dello yacht e dello champagne.E non lo è. Leggi →